
Intelligenza artificiale: l’impatto sul lavoro
Uno studio interessante del maggio 2025 (dal titolo "In che modo l'IA generativa potrebbe influenzare diverse professioni?" pubblicato dall'ILO) affronta la questione dell'impatto sulle attività lavorative dell'intelligenza artificiale generativa e le ricadute in termini di occupazione. Lo studio ricorda che oggi gran parte dell'interesse per l'intelligenza artificiale e il lavoro riguarda i possibili effetti sulla perdita di posti di lavoro: i lavori saranno sostituiti dall'IA o saranno trasformati? Sebbene non sia possibile prevedere il futuro, soprattutto perché la tecnologia è ancora in evoluzione, i ricercatori dell'ILO hanno sviluppato una metodologia nel 2023, e successivamente l'hanno perfezionata nel 2025, per stimare i potenziali effetti dell'IA generativa sulle professioni esistenti e, in una seconda fase, sull'occupazione. Per farlo gli autori hanno attribuito a ciascun compito delle attività lavorative esaminate un punteggio da 0 a 1, in funzione della possibilità di automazione della mansione. Zero indica che il compito non è sostituibile dall'IA mentre uno significa che potrà essere svolto completamente dall'intelligenza artificiale. Ogni professione o attività lavorativa è composta da diversi compiti e pertanto lo studio ha valutato l'esposizione all'IA generativa in base ad un punteggio medio; ovvero il punteggio che tutte le attività di quella professione hanno conseguito in base alla loro possibile automazione o meno. Questo tipo di classificazione ha portato a creare cinque gruppi di attività, lavori e professioni, in base alla loro esposizione all'IA generativa. Vediamoli: • Lavori esposti: Gradiente 4 (massima esposizione, bassa variabilità delle mansioni). Elevata e costante esposizione all'IA generativa in tutte le mansioni all'interno della professione. La maggior parte delle mansioni attuali in questi lavori presenta un alto potenziale di automazione, con scarsa variabilità nell'esposizione a livello di singola mansione. • Lavori esposti: Gradiente 3 (esposizione significativa, elevata variabilità delle mansioni). Esposizione professionale superiore alla media: anche se alcune mansioni rimangono meno esposte, il potenziale complessivo di automazione delle mansioni attuali con IA generativa è in crescita in queste professioni. • Lavori esposti: Gradiente 2 (esposizione moderata, elevata variabilità delle mansioni). Esposizione professionale moderata all'IA, con elevata variabilità a livello di mansione. Queste professioni includono un mix di mansioni esposte all'IA generativa e altre non a rischio, il che rende l'impatto disomogeneo. • Lavori esposti: Gradiente 1 (bassa esposizione, elevata variabilità delle mansioni). Bassa esposizione complessiva all'IA generativa a livello professionale, ma elevata variabilità tra le mansioni. Alcune mansioni all'interno di queste professioni presentano un elevato potenziale di automazione, anche se la professione nel suo complesso rimane fortemente dipendente da mansioni con un basso potenziale di automazione. • Lavori con esposizione minima (bassa esposizione, moderata variabilità delle mansioni). Professioni con bassa esposizione all'IA generativa, in cui alcune mansioni mostrano un moderato potenziale di automazione, ma l'esposizione professionale complessiva rimane limitata. • Non esposti: professioni in cui la maggior parte delle mansioni rimane relativamente inalterata dall'IA generativa, con bassa variabilità delle mansioni e un punteggio medio di esposizione basso e stabile. Nel complesso, i risultati indicano che poche professioni sono ripartite in compiti completamente automatizzabili con l'attuale tecnologia di IA generativa, perché quasi tutte prevedono ambiti e funzioni che richiedono l'intervento umano. I livelli 1-3 comprendono professioni in cui l'automazione di compiti specifici è limitata e in cui esiste un certo grado di variabilità nei compiti stessi. Per valutare quanti posti di lavoro esistenti potrebbero essere potenzialmente interessati lo studio ha applicato i punteggi di esposizione professionale ai dati delle indagini sulla forza lavoro di oltre 140 paesi, per ricavare stime globali e regionali, e previsioni per i paesi in base ai diversi livelli di reddito. A livello globale circa un quarto dell'occupazione rientra in uno dei quattro gradienti di esposizione, con differenze significative tra l'occupazione femminile e quella maschile soprattutto nei due gradienti di esposizione più elevati. L'occupazione femminile è maggiormente concentrata nei due gradienti di esposizione più elevati, con il 5,7% dell'occupazione femminile nel gradiente 3 e un ulteriore 4,7% nel gradiente 4. I paesi ad alto reddito presentano la quota più elevata di occupazione in uno dei quattro gradienti di esposizione (34%). La quota totale di occupazione esposta diminuisce significativamente al diminuire dei livelli di reddito, raggiungendo solo l'11% nei paesi a basso reddito. Poiché la maggior parte delle professioni consiste in compiti che richiedono l'intervento umano, lo studio suggerisce che la conseguenza più probabile, a tecnologia invariata, sia più di natura trasformativa (supporto dell'IA ai lavoratori) piuttosto che sostitutiva (l'IA che sostituisce il lavoratore). Comunque, le risultanze dello studio non sono del tutto rassicuranti soprattutto se consideriamo che sono state elaborate sulla base dello stato attuale della tecnologia, che gli avanzamenti tecnologici dell'IA sono rapidi e che non si prende in considerazione l'automazione operata dai robot e dalle "macchine intelligenti" ma solo dell'IA. I dati dello studio ci dicono che: - A livello globale il 30% delle attività lavorative sarà comunque esposto, con diversi livelli, all'IA generativa. - Nei paesi ad alto reddito l'esposizione all'IA è più elevata e sale ad oltre il 50%. - Nei paesi a basso reddito, dove la diffusione dell'IA è più lenta per limiti infrastrutturali e per gli alti costi di alcune tecnologie, l'esposizione è inferiore al 20%. - L'Europa e l'Asia centrale sono le aree più esposte alla sostituzione dei posti di lavoro con percentuali che superano il 50%. - Le attività meno esposte sono: l'agricoltura, i lavori artigianali e i lavori manuali altamente specializzati, gli operatori di macchinari e impianti. Al contrario quelle più esposte sono: le professioni, le attività manageriali in particolare quelle del middle management e le attività tecniche. Alcuni economisti suggeriscono una visione di "cooperazione o supporto"; l'IA non sostituirebbe il lavoro umano ma sarebbe solo uno strumento che potenzia e migliora la performance lavorativa di chi ne fa uso. Questa visione, tuttavia, non tiene conto del fatto che in molte organizzazioni ed enti le funzioni sono ripartite e le mansioni lavorative sono parcellizzate e ripetitive e rappresentano numericamente quelle con il numero più rilevante di occupati; cosa accadrà a chi svolge compiti di questo tipo? Difficile pensare ad una situazione in cui l'IA è di supporto e non di sostituzione. L'impressione che si ricava dalla lettura di questo studio, come di altri studi internazionali, è che l'IA generativa, che è in evoluzione, potrà essere di supporto alle attività lavorative e aumentare la produttività di alcune funzioni, ma in parte sostituirà il lavoro che richiede mansioni routinarie e ripetitive e questo avrà effetti negativi sull'occupazione e i politici dovranno decidere di usare la leva fiscale per attenuarne gli effetti economici.
BLOG ARTURO GULINELLI
