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Le conseguenze economiche del cambiamento climatico

26.06.2026

La discussione sul cambiamento climatico, trascurando le posizioni che mostrano disinformazione e che sono antiscientifiche, è sempre più attuale e il caldo dei mesi estivi porta il tema all'attenzione dei notiziari e del dibattito politico. Spesso si tende a sostenere che gli interventi pubblici che vanno nella direzione di aumentare la tassazione sulle emissioni di CO2 e gas climalteranti, comprese le ricadute per le imprese del sistema ETS (Emission Trading System), riducono la competitività delle imprese e obbligano i governi ad intervenire in loro favore, per contenere i costi sostenuti per l'extra tassazione, con effetti negativi sul bilancio pubblico. La realtà però è come sempre molto più complessa. Questo perché il mancato intervento per tassare le emissioni di gas serra aumenta l'inquinamento e accelera il cambiamento climatico. E il cambiamento climatico produce costi diretti e indiretti sul bilancio pubblico per: gli incendi, le alluvioni, le devastazioni ambientali, i costi sanitari per le ondate di calore, per l'aumento delle patologie riferibili all'inquinamento, per le ore di cassa integrazione o di sospensione dal lavoro a causa degli eccessi di calore (con la riduzione di alcune attività manifatturiere ed edili nei mesi estivi), il costo sociale delle migrazioni climatiche etc. A confermarlo è l'NGFS (Network for Greening the Financial System) in un recente documento, del maggio 2026, dal titolo "Nota del NGFS sugli impatti economici e finanziari degli eventi meteorologici estremi". Il report evidenzia che la frequenza e l'intensità degli eventi meteorologici estremi sono aumentate notevolmente negli ultimi decenni. Il numero di eventi meteorologici estremi registrati è passato da circa 200 nel 1980 a circa 800 nel 2018, con un'estensione sempre maggiore delle aree geografiche interessate. Inoltre, i dati della NASA indicano un aumento dell'intensità di eventi come siccità e inondazioni negli ultimi cinque anni. Allo stesso tempo, sono aumentate la frequenza e la gravità degli eventi meteorologici estremi, sia complessi che ripetuti. Secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, gli eventi meteorologici estremi sono definiti come fenomeni meteorologici rari o insolitamente intensi che si verificano in luoghi e momenti specifici. Pertanto, la definizione si basa sull'entità, la durata e l'estensione dell'evento ed è indipendente dall'impatto. Questi eventi includono principalmente: le ondate di calore, le ondate di freddo, le inondazioni, la siccità, i tornado e i cicloni. Le perdite dirette annuali dovute a eventi meteorologici estremi sono in aumento. Ad esempio, in termini reali, i danni diretti globali annuali causati da eventi meteorologici sono più che raddoppiati dall'inizio degli anni 2000, raggiungendo circa 206 miliardi di dollari nel 2025. Un modello del FMI stima che un evento meteorologico estremo potrebbe causare una perdita cumulativa del PIL reale di quasi il 6% per il paese colpito cinque anni dopo l'inizio dello shock. Il crescente verificarsi di eventi composti e sequenziali può ulteriormente amplificare questi impatti innescando effetti a cascata. Gli eventi composti generano solitamente perdite maggiori rispetto a quelli isolati e riducono i tempi di recupero. L'attuazione di misure di adattamento e di ricostruzione possono, al contrario, limitare la diffusione e il costo di questi shock. Il documento affronta i danni economici diretti e indiretti degli eventi estremi classificandoli in modo puntuale. L'impatto diretto degli eventi meteorologici estremi ha ricadute sull'economia reale e sulla stabilità finanziaria a causa di una riduzione dell'efficienza con cui vengono combinati gli input rimanenti (quelli non distrutti o compromessi). In genere dal lato dell'offerta questi eventi causano: interruzioni della catena di approvvigionamento, blackout, danni alle infrastrutture di trasporto, attriti organizzativi che aumentano i costi di transazione e riducono l'efficienza operativa anche quando sia il capitale che il lavoro sono stati interessati dagli eventi solo parzialmente. In primo luogo, la distruzione o il danneggiamento del capitale, comprese le infrastrutture critiche, interrompe la produzione corrente e la capacità produttiva futura. L'entità e la persistenza delle perdite di produzione dipendono dal fatto che il capitale venga distrutto in modo permanente o solo limitato temporaneamente, ad esempio a causa di fermi macchina, necessità di riparazione o ridotto utilizzo. Inoltre, i danni al capitale sono spesso accompagnati da una riduzione dell'offerta di lavoro, poiché la distruzione di abitazioni, capannoni e reti di trasporto limita l'accesso ai luoghi di lavoro o costringe i lavoratori a trasferirsi. Questi effetti sono particolarmente pronunciati nelle economie in via di sviluppo, dove gli eventi meteorologici estremi possono innescare una riallocazione della forza lavoro su scala più ampia e persistente tra settori e regioni. Dal lato della domanda, gli eventi meteorologici estremi influenzano l'attività economica principalmente attraverso i canali del reddito, della ricchezza e della fiducia. La distruzione o la svalutazione dei beni riduce direttamente il reddito delle famiglie e delle imprese, ad esempio attraverso la perdita di salari, l'interruzione dell'attività e la diminuzione dei redditi da locazione. Le perdite patrimoniali, in particolare i danni agli immobili residenziali o il calo dei prezzi delle case, erodono ulteriormente il patrimonio delle famiglie, deprimendo i consumi e gli investimenti. Questi shock di reddito e ricchezza esercitano un'immediata pressione al ribasso sulla domanda aggregata, in particolare nelle regioni che hanno subito danni rilevanti. Le interruzioni delle reti elettriche, idriche e di trasporto possono avere un grande impatto sulla produttività, così come le interruzioni delle catene di approvvigionamento. Infine, la previsione che determinati eventi meteorologici eventi si possono ripetere negli anni in determinate zone potrebbe aumentare l'incertezza sui redditi futuri oltre che creare migrazioni e perdita di capitale umano e finanziario (anche attraverso le delocalizzazioni). Se questi eventi si ripetono l'effetto sull'incertezza aumenta e le famiglie tendono ad aumentare i risparmi precauzionali, mentre le imprese rimandano o riducono gli investimenti o spostano gli impianti. Le prove empiriche dimostrano che il calo della fiducia dei consumatori e delle imprese a seguito di disastri porta spesso a riduzioni della spesa, con una ripresa limitata nel tempo. Di conseguenza, gli effetti sul lato della domanda possono persistere anche dopo l'inizio della ricostruzione, rallentando la ripresa complessiva. Inoltre, le condizioni meteorologiche estreme possono danneggiare o distruggere ponti, strade e corsi d'acqua. Di conseguenza, anche gli shock localizzati legati al meteo possono propagarsi attraverso le catene di approvvigionamento e i collegamenti commerciali, amplificando il loro impatto su più regioni e sull'intera economia. Gli eventi più severi si propagano all'economia anche attraverso i canali finanziari. Gli impatti economici degli eventi meteorologici anche in presenza di una ripresa della domanda dopo lo shock, legata agli sforzi di ricostruzione e alle misure di sostegno pubblico, possono aumentare i rischi finanziari gravando sui bilanci di banche e compagnie assicurative e influenzando i flussi di cassa e l'offerta di credito. Ad esempio, gli shock che colpiscono i produttori generano contrazione del fatturato e ritardo nei rimborsi delle obbligazioni, e per questo motivo banche e compagnie assicurative possono essere colpite da un aumento dei crediti in sofferenza, dalla svalutazione delle garanzie o da un elevato volume di prelievi a seguito di eventi climatici avversi. Quando i beni fisici perdono valore o vengono distrutti, i mutuatari possono offrire meno garanzie, il che limita l'accesso al credito e aumenta i costi di finanziamento poiché i finanziatori aumentano i premi per il rischio. Allo stesso tempo, la riduzione dei flussi di cassa diminuisce ulteriormente la capacità di rimborso, rafforzando questi effetti e creando un meccanismo di accelerazione finanziaria che amplifica l'impatto degli shock fisici. Quando le condizioni finanziarie si inaspriscono e l'accesso al credito si riduce, diventa più difficile ricostruire l'economia dopo un evento estremo, prolungando e amplificando gli effetti dello shock. Questi cambiamenti indeboliscono anche l'attività economica in generale, minando potenzialmente la resilienza del settore finanziario e la sua capacità di intermediazione. L'impatto macroeconomico e finanziario degli eventi meteorologici estremi non è determinato unicamente dall'entità e dall'esposizione allo shock fisico, ma anche dalla capacità delle economie di assorbire, ridistribuire e di superare la crisi. La soglia di resilienza di un'economia è determinata da diversi fattori, quali lo spazio fiscale, le infrastrutture adattive, il livello di sviluppo economico, le dimensioni e la capacità del mercato assicurativo e la diversificazione economica. Inoltre, la letteratura dimostra che il degrado ambientale può ulteriormente indebolire la resilienza economica. Considerando questi fattori, le economie sviluppate ed emergenti possono reagire in modo diverso agli eventi meteorologici estremi ma in generale la migliore riposta è preventiva; adeguare le strutture in modo da contenere gli effetti e agire al contempo sulla riduzione delle emissioni nocive. Dal lato dell'offerta la siccità e le inondazioni possono ridurre la disponibilità di prodotti agricoli facendone aumentare il prezzo, con effetto negativi sull'inflazione e sui ceti più poveri. Ad esempio, in Zambia, l'inflazione alimentare ha raggiunto valori a due cifre ed è aumentata per tutto il 2024, toccando un picco del 17,4% a luglio dello stesso anno a causa della carenza di approvvigionamenti dovuta alla siccità. A seguito delle inondazioni del 2022 in Pakistan, l'inflazione alimentare è schizzata dal 13,4% al 37,3% nelle aree urbane e dal 13,0% al 40,8% nelle aree rurali, principalmente a causa dei danni causati dalle inondazioni che hanno danneggiato le colture, il bestiame e le infrastrutture agricole come i magazzini per il grano. Oltre all'inflazione alcuni eventi estremi portano, come anticipato, anche una contrazione del PIL. In Giamaica, l'uragano Melissa ha provocato una perdita economica pari a circa il 57% del PIL, mentre nelle Figi il ciclone Winston ha causato una perdita di circa il 30% del PIL. A titolo di confronto con le economie avanzate, le alluvioni in Francia nel 2016 e in Germania nel 2021 hanno causato perdite economiche inferiori all'1% dei rispettivi PIL, ciò a dimostrazione della maggiore vulnerabilità a cui sono esposte le economie insulari e quelle dei paesi poveri. Gli effetti di mitigazione degli eventi estremi diventano sempre più importanti e passano necessariamente anche per la tassazione dell'emissione di gas clima alteranti o misure simili. Le imprese potranno essere agevolate o ristorate parzialmente dei maggiori costi, ma l'aumento della spesa pubblica, per migliorare l'ambiente e sostenere iniziative fiscali, sarà ampiamente ripagato dalla riduzione degli effetti economici negativi innescati dal cambiamento climatico. La frequenza e l'intensità degli eventi meteorologici estremi purtroppo sono in aumento, con importanti implicazioni sia per i rischi macroeconomici che finanziari, pertanto i governi, le banche centrali e le istituzioni dovrebbero tenerne conto, in particolare perché la mitigazione di questi eventi meteorologici è un processo complesso e multifattoriale e richiede tempo e risorse. Il limite dello studio analizzato, anche se ben dettagliato e strutturato, è quello di non affrontare i costi che l'inquinamento, causato dai cambiamenti in atto e dalle emissioni di gas climalteranti, comporta per i sistemi sanitari e quindi per i bilanci pubblici, oltre che per la salute delle persone. Sono molti gli studi internazionali che effettuano stime precise dei costi causati dalle malattie respiratorie, dai tumori e dalle patologie cardiovascolari riconducibili all'inquinamento. Uno studio del 2025 fatto dall'Agenzia Europea per l'Ambiente ha stabilito, per 40 paesi, che le morti per esposizione ai PM2.5 e al biossido di azoto si sono attestate per il solo anno 2023 a circa mezzo milione. Un altro studio recente del RCP (Royal College of Physicians) sostiene che l'inquinamento atmosferico colpisce quasi ogni organo del corpo umano, e si stima che contribuisca all'equivalente di 30.000 morti nel Regno Unito nel 2025, con costi che superano i 27 miliardi di sterline all'anno. Il rapporto del RCP mette in evidenza che molti enti in UK forniscono dati sugli impatti significativi dell'aria tossica anche a basse concentrazioni, inclusi lo sviluppo fetale, il cancro, le malattie cardiache, l'ictus, le condizioni di salute mentale e la demenza. Il documento sottolinea che una scarsa ventilazione, umidità e muffa, e le emissioni derivanti da riscaldamento domestico, cucina a gas e prodotti domestici contribuiscono in modo significativo a una cattiva salute. L'inquinamento ha impatti sia sulla mortalità che sull'aspettativa di vita sana, gli effetti dell'aria tossica sugli individui e sull'economia sono enormi. Il rapporto RCP stima che: • solo nel 2019, i costi per l'assistenza sanitaria, le perdite di produttività e la riduzione della qualità della vita dovuta all'inquinamento atmosferico hanno causato al Regno Unito oltre 27 miliardi di sterline di danni – e questo valore potrebbe arrivare a 50 miliardi se si considerassero gli impatti più ampi, come la demenza; • i costi annuali potrebbero restare intorno ai 30 miliardi di sterline l'anno fino al 2040, nonostante le esposizioni agli inquinanti siano previste diminuire nei prossimi anni secondo le attuali politiche governative, come le politiche Net Zero. Uno studio del novembre 2025 di Julia Mink sulla situazione dell'inquinamento dell'aria in Francia, e i conseguenti effetti sul sistema sanitario in termini di costi, mostra che l'esposizione a breve termine ai PM2.5 aumenta significativamente la spesa sanitaria anche a concentrazioni inferiori agli attuali standard europei di qualità dell'aria. Un 1 μ di aumento - circa un aumento del 10 % rispetto alla media campionaria - porta a un incremento dello 0,65 % della spesa sanitaria settimanale. Questa stima è tra il doppio e sei volte superiore rispetto a quelle riportate negli studi precedenti, fornendo prove che la spesa sanitaria in Francia risponde più all'inquinamento atmosferico rispetto agli Stati Uniti o alla Cina, probabilmente riflettendo differenze nei sistemi sanitari e nei contesti ambientali. L'autrice conclude sostenendo che questi costi sono considerevoli. Se si arrivasse a raggiungere il livello delle linee guida OMS 2021 di 5 μ si potrebbero generare risparmi annui nel settore sanitario tra 6,44 e 8,67 miliardi di euro. Questi risparmi previsti superano di gran lunga i costi di riduzione stimati e rafforzano la necessità di una regolamentazione più ambiziosa della qualità dell'aria in Francia e in tutta l'Unione Europea. Gli effetti sono evidenti in tutte le fasce d'età, indicando che gli impatti sulla salute non sono limitati alle popolazioni tradizionalmente considerate vulnerabili. Inoltre, gli effetti marginali dell'esposizione ai PM2.5 sono più grandi a livelli di inquinamento più bassi, coerenti con una relazione concava dose-risposta in cui l'impatto sulla salute per unità di inquinamento è maggiore a concentrazioni più basse. Ciò suggerisce che ridurre l'inquinamento in regioni relativamente pulite può portare benefici significativi per la salute e che nessun livello di inquinamento atmosferico dovrebbe essere considerato del tutto sicuro. Inoltre, è evidente che le malattie colpiscono anche i lavoratori e le assenze per malattia diminuiscono la produttività, questione anche questa che spesso è sottovalutata e nascosta. Insomma, gli studi e i dati citati in questo articolo mostrano che ogni dibattito serio sui costi che i sistemi di tassazione per le attività inquinanti, inclusi i costi per il sistema ETS e quelli per la transizione alla mobilità elettrica, non può essere affrontato senza considerare tutte le ricadute dirette e indirette che il cambiamento climatico e l'inquinamento comportano sull'economia e sul sistema sanitario.

BLOG ARTURO GULINELLI

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