scrivici su Whatsapp +393200203274 24h

Evasione fiscale in Italia: quali sono le imposte più evase?

02.10.2026

A cura di FDT Consulting

L'evasione fiscale continua a rappresentare uno dei principali problemi strutturali della finanza pubblica italiana. Negli ultimi anni il fenomeno si è ridotto rispetto ai livelli osservati nel decennio precedente, anche grazie alla digitalizzazione degli adempimenti, alla fatturazione elettronica e alla maggiore disponibilità di informazioni per l'Amministrazione finanziaria. Tuttavia, il divario tra le imposte e i contributi teoricamente dovuti e quanto viene effettivamente incassato rimane molto elevato.

Secondo gli aggiornamenti delle stime ufficiali, nel 2023 il tax gap tributario e contributivo complessivo è stimato in circa 109,5 miliardi di euro, contro circa 100,4 miliardi nel 2022. In termini percentuali rispetto a quanto teoricamente dovuto, la propensione al gap è passata dal 17,1% al 17,3%. I dati relativi al 2023 devono tuttavia essere considerati ancora provvisori.

È importante precisare che il concetto di tax gap è più ampio della sola evasione intenzionale: comprende infatti sia le imposte non dichiarate sia, in determinate elaborazioni, le somme correttamente dichiarate ma successivamente non versate.

Quali sono le imposte più evase in Italia?

L'analisi dei dati evidenzia una forte differenza tra le diverse categorie di imposta. In particolare, il fenomeno risulta molto concentrato nell'IRPEF relativa ai redditi di lavoro autonomo e d'impresa.

1. IRPEF di lavoratori autonomi e imprese

L'IRPEF derivante dal lavoro autonomo e dall'attività d'impresa presenta la più elevata propensione al tax gap tra le principali imposte analizzate.

Nel 2022 la quota di imposta non acquisita rispetto al gettito teorico era poco inferiore al 60%. Le prime stime per il 2023 indicano una lieve riduzione, ma il livello rimane comunque superiore al 60% nelle stime successivamente aggiornate.

Si tratta quindi della componente che presenta, in termini percentuali, la maggiore distanza tra imposta teoricamente dovuta e imposta effettivamente acquisita.

Il dato deve però essere interpretato correttamente: non significa che il 60% di tutti i lavoratori autonomi evada le imposte. Significa che, rapportando il tax gap stimato all'imposta potenziale della specifica categoria, emerge una quota molto elevata di gettito mancante.

2. IMU

Un'altra imposta caratterizzata da un tax gap significativo è l'IMU sugli altri fabbricati.

Nel 2023 il tax gap IMU è stimato in circa 4,9 miliardi di euro, corrispondente al 20,8% dell'imposta teoricamente dovuta. Il dato mostra comunque un miglioramento rispetto al 2018, quando la percentuale era pari al 22,8%.

Anche in questo caso il mancato gettito può derivare da diversi fenomeni: omessi versamenti, dichiarazioni non corrette, mancato aggiornamento delle situazioni immobiliari e altre forme di mancata compliance.

3. IRES

L'IRES, l'imposta sul reddito delle società, rappresenta un'altra componente significativa del tax gap italiano.

Nel 2022 la propensione al gap era stimata intorno al 19,5%. Nel 2023 l'indicatore risulta invece in miglioramento: l'aggiornamento delle stime evidenzia una diminuzione della propensione al gap, sostenuta anche dalla riduzione degli omessi versamenti.

Il fenomeno può derivare sia dalla mancata dichiarazione di componenti imponibili sia da imposte dichiarate e successivamente non versate.

4. IVA

L'IVA costituisce una delle principali aree di evasione fiscale per rilevanza economica.

Nel 2022 la propensione al gap IVA era stimata intorno al 18,4%. Nel 2023 si registra invece un peggioramento, dovuto sia alla ripresa della componente relativa all'omessa dichiarazione sia all'aumento dell'IVA dichiarata ma non versata.

Il fenomeno IVA è particolarmente rilevante perché può assumere forme molto diverse: vendite senza emissione del documento fiscale, occultamento dei ricavi, utilizzo di documentazione fiscale irregolare, mancato versamento dell'IVA dichiarata e, nei casi più gravi, meccanismi fraudolenti organizzati.

La diffusione della fatturazione elettronica, dei corrispettivi telematici e dell'incrocio delle banche dati ha contribuito negli ultimi anni ad aumentare la capacità dell'Amministrazione finanziaria di individuare anomalie e incongruenze.

5. IRAP

Anche l'IRAP presenta un tax gap significativo, sebbene inferiore rispetto a IRPEF autonomi, IRES e IVA.

Nel 2022 la propensione al gap era stimata intorno al 12%. Nel 2023 si osserva un peggioramento, riconducibile principalmente all'incremento degli omessi versamenti.

6. Redditi da locazione

L'evasione collegata agli affitti e ai redditi da locazione rimane un altro fenomeno rilevante.

Nel 2022 la propensione al gap era stimata intorno al 10,1%. Le stime relative al 2023 indicano però una diminuzione della propensione al gap rispetto all'anno precedente.

In questo settore l'evasione può derivare, tra l'altro, dalla mancata dichiarazione totale o parziale dei canoni percepiti.

La classifica cambia a seconda di come misuriamo l'evasione

È fondamentale distinguere tra valore assoluto del tax gap e propensione all'evasione.

Se analizziamo la percentuale dell'imposta teoricamente dovuta che non viene acquisita, l'IRPEF relativa a lavoro autonomo e impresa presenta nettamente il livello più elevato.

Utilizzando come riferimento i dati 2022, che consentono un confronto relativamente omogeneo tra le principali imposte, il quadro indicativo è il seguente:

Imposta Tax gap rispetto all'imposta potenziale
IRPEF lavoro autonomo e impresa circa 60%
IMU circa 20,9%
IRES circa 19,5%
IVA circa 18,4%
IRAP circa 12%
Redditi da locazione circa 10,1%
Canone RAI circa 9,4%
Accise energetiche circa 5,1%

Fonte: elaborazione su dati della Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva.

Questa graduatoria non deve essere confusa con il valore assoluto dell'evasione: un'imposta con una percentuale di evasione relativamente più bassa può generare comunque molti miliardi di mancato gettito se la sua base imponibile complessiva è particolarmente elevata.

Un fenomeno superiore ai 100 miliardi

Le stime aggiornate mostrano la dimensione economica del problema.

Per il 2023, l'evasione tributaria e contributiva viene collocata dalle elaborazioni ufficiali in un intervallo di circa 107,1-111,9 miliardi di euro, a seconda delle ipotesi utilizzate per alcune componenti del lavoro dipendente. Di questi, circa 97,9-99,2 miliardi riguarderebbero le mancate entrate tributarie e circa 9,2-12,7 miliardi quelle contributive.

Una stima centrale utilizzata nelle elaborazioni dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani porta il tax gap complessivo 2023 a circa 109,5 miliardi di euro.

L'incremento nominale rispetto al 2022 deve tuttavia essere letto con cautela, perché il valore espresso in euro è stato influenzato anche dalla forte crescita dei prezzi e quindi delle basi imponibili. La propensione complessiva al gap è aumentata molto meno, passando dal 17,1% al 17,3%.

L'evasione fiscale è diminuita nel lungo periodo?

Osservando un periodo più ampio, la risposta è sostanzialmente positiva.

Secondo la Banca d'Italia, dal 2011 l'evasione fiscale misurata attraverso il tax gap è diminuita sensibilmente in rapporto al PIL, passando da circa il 5,6% del PIL nel 2011 al 4% nel 2022.

Anche l'analisi del periodo 2018-2022 mostra una riduzione della propensione complessiva al gap. Una parte importante del miglioramento è riconducibile all'IVA e all'IRAP, mentre l'IRPEF relativa al lavoro autonomo e all'impresa continua a mostrare livelli di tax gap particolarmente elevati.

Gli strumenti digitali hanno avuto un ruolo crescente: fatturazione elettronica, trasmissione telematica dei corrispettivi, dichiarazioni precompilate e maggiore interoperabilità delle banche dati permettono oggi controlli e analisi del rischio molto più sofisticati rispetto al passato.

Recupero dell'evasione

Accanto alla misurazione del tax gap è importante considerare anche l'attività di recupero.

Nel 2024 l'Agenzia delle Entrate ha recuperato complessivamente 26,3 miliardi di euro, il valore più elevato registrato fino a quel momento. Di questi, 22,8 miliardi derivavano dall'ordinaria attività di controllo e 3,5 miliardi da misure straordinarie.

Il recupero annuale, tuttavia, non deve essere sottratto direttamente dal tax gap dello stesso anno: si tratta di grandezze differenti, riferite anche a periodi d'imposta e procedure di riscossione differenti.

Conclusioni

L'evasione fiscale italiana rimane un fenomeno economicamente molto rilevante, superiore ai 100 miliardi di euro annui se si considera congiuntamente il gap tributario e contributivo.

Il dato più significativo riguarda l'IRPEF dei lavoratori autonomi e delle imprese, che presenta una propensione al gap superiore al 60% nelle stime più recenti. Seguono, con percentuali sensibilmente inferiori, imposte come IMU, IRES e IVA.

Il quadro di lungo periodo mostra comunque un miglioramento rispetto al passato. Digitalizzazione fiscale, fatturazione elettronica e utilizzo delle banche dati hanno aumentato la tracciabilità delle operazioni e la capacità di controllo dell'Amministrazione finanziaria.

La questione dell'evasione non riguarda però soltanto il recupero delle somme sottratte al Fisco. Un livello elevato di tax gap produce effetti sulla concorrenza tra imprese, sulla distribuzione del carico fiscale e sulle risorse disponibili per finanziare servizi pubblici e riduzioni della pressione fiscale.

Per questa ragione, la sfida dei prossimi anni sarà quella di proseguire nella riduzione del tax gap combinando controlli più mirati, utilizzo intelligente delle informazioni disponibili, semplificazione degli adempimenti e incentivi all'adempimento spontaneo.

FDT CONSULTING
Consulenza fiscale, tributaria e aziendale

Articolo aggiornato sulla base dei dati ufficiali e delle stime disponibili al 2026. I dati relativi al 2023 sono in parte provvisori e possono essere oggetto di successive revisioni.

Share